giovedì 21 gennaio 2016

LE AZIONI DELLA COLF

La Crisi che ha coinvolto quattro banche italiane (tra cui l'Etruria) e che sta mettendo sulla graticola Mps (di cui si vantava l'attuale sindaco di Torino in una telefonata di qualche anno fa) pone alcuni interrogativi sulla buona salute che il Governo affermava essere stato raggiunto dal nostro sistema economico. Aldilà delle particolarità e delle specificità di ogni singolo caso, ritengo che qualunque libro di Storia dell'Economia sarebbe in grado di suggerire ad Amministratori e politici la via da seguire per risalire la china. Questa Crisi economica (dentro un'altra più grande e complessa) viene combattuta scaricando sui correntisti i rischi d'impresa dimenticando (cialtronescamente) che è l'imprenditore e non il lavoratore che attua le scelte aziendali, detta i programmi e ricerca gli obiettivi da raggiungere. Il correntista (così come qualunque dipendente puro e semplice) si adegua ai dettami dirigenziali senza possibilità di poterli modificare o influenzare. In alcuni casi (e questo lo è stato) esso non conosce nemmeno le clausole del suo apporto/rapporto con la Banca. Insomma, il correntista non conosce appieno i termini del lavoro che viene svolto dall'azienda presso la quale custodisce i propri risparmi, tuttavia, è chiamato a rispondere dei risultati economici della stessa senza godere, peraltro, di alcun surplus di benefici. Roosevelt durante la crisi del 29 andò direttamente al cuore del problema, dividendo per Legge le Banche d'Affari da quelle Commerciali. Chi intende speculare e, quindi, rischiare parecchio pur di avere un profitto più alto deve avere una clientela di sottoscrittori che sono consci inequivocabilmente che la ditta in questione può dar loro lauti guadagni o far perdere tutto il capitale. Chi, invece, deposita i propri piccoli risparmi in un conto corrente ha il diritto di sapere che la sua azienda investirà unicamente in mutui e prestiti (cosa che, tra l'altro, è oggi difficoltosa a causa della scarsa redditività vitale operazione). Scorporare tutti i titoli cosiddetti “tossici” (cioè di difficile esigibilità) dal nostro paniere per metterli all'interno di una Bad Bank cercando poi di rivenderli a qualcun altro è un'operazione simile a quello della cattiva Colf che scopa tutta la sporcizia sotto il tappeto del salotto. Finché nessuno si accorge di nulla va bene ma che succederà quando la polvere sarà troppa? Che qualcun altro dovrà fare pulizia. Daccapo...

martedì 13 ottobre 2015

BANCOTAS

In questo periodo, il Comune di Pinerolo (ma non solo) sembra rinascere e le attività economiche e festaiole si susseguono le une con le altre con la stessa frequenza del volo di api vicino all'alveare. C'è la ripresa (lo sostengono gli economisti europei) anche se più debole del previsto (parole di Draghi) ma in Italia è forte e durerà (lo dice il nostro Ministro dell'Economia Padoan). Poi, dopo aver letto o ascoltato queste veline di regime si da un'occhiata al portafogli e nonostante le Fiere siano piene di prodotti di consumo le spese latitano, si rimandano o si depennano dai nostri pensieri. Basta dare un'occhiata ai banchi ed ai commercianti. Tanta gente si muove per guardare le merci esposte ma pochissimi sono coloro che mettono mano al borsellino. Chi afferma il contrario o si trova dentro una Matrix o è parte del sistema che vive sulle spalle del commercio. Sì. E' così. Da qualche anno a questa parte, commercianti e artigiani sono considerati il Bancomat delle Amministrazioni Pubbliche e pagano, spesso e volentieri, più imposte e tasse di quanto incassano. Quando l'Erario lamenta una riduzione delle entrate fiscali sa benissimo che (al di là delle dichiarazioni di marketing politico) impoverire i cittadini comporta la riduzione delle movimentazioni di denaro di tutti i settori produttivi e di intermediazione commerciale. Lo Stato, che oggi si è dimesso dalle sue principali funzioni, ha il DOVERE di sovrintendere all'Economia cittadina e di non mettersi inerte da una parte (privilegiata) ad osservare. Cosa può fare? Uno degli strumenti di cui si dovrebbe dotare è la COSAP (da non confondere con la TOSAP da cui si differenzia per la natura contributiva del balzello) che, se supportata da un Regolamento adeguato, può distribuire e gestire al meglio il tributo favorendo i settori artigianali e produttivi più deboli e colpiti dalla Crisi; accogliere la richiesta di trasformare un debito fiscale in lavoro (il cosiddetto BARATTO AMMINISTRATIVO); combattere la sciagurata idea del Governo di cancellare l'utilizzo dei BUONI PASTO per fare la spesa (al momento, è l'unica “moneta alternativa” all'Euro che circola nel nostro Paese); anziché ridicolizzare la posizione lavorativa dei cittadini col Job Act occorrerebbe intervenire sui Centri per l'Impiego per trasformarli negli equivalenti omologhi degli altri Paesi europei (cosa tra l'altro contenuta nella stessa Legge ma non ancora applicata). Ci sarebbe ancora molto che si potrebbe fare. Se se ne ha la voglia o la necessità.

martedì 14 aprile 2015

Il trucco c'è e si vede

La finanza creativa, divenuta tristemente famoso come modo di dire col fallimento della Parmalat, sta ironicamente ad indicare quell'insieme di manovre finanziarie che dovrebbero risolvere praticamente, rapidamente ed efficacemente, una serie di situazioni economiche compromesse o senza speranza che hanno bisogno di una radicale inversione di tendenza. Negli Stati Uniti, tale filosofia sfrontata e decadente è stata alla base del clamoroso crack della Lehman Brothers, la più grande Banca d'Affari nella Storia dello zio Sam, nata nel 1850 e che ha lasciato in eredità “creatività” finanziarie per miliardi di dollari. L'unico scopo per cui si adotta questo truffaldino sistema per “raccattare denaro contante” è sostanzialmente quello di attrarre dei gonzi, paventando loro investimenti caratterizzati da alti tassi di guadagno e minimizzando i rischi che si corrono (solitamente altissimi). Si imbroglia l'investitore illudendolo che l'affare è facile come “rubare caramelle ad un bambino”. In Italia, in periodi di crisi come questo, gli investitori non ci sono e le aziende chiudono. Il vizio di affidarsi alla finanza creativa, tuttavia, è rimasto. Oggi è lo Stato che propone e dispone di questi strumenti e, complice l'informazione, fa apparire una scassatissima Fiat Duna del 1987 come l'ultimo modello della Aston Martin.

mercoledì 8 aprile 2015

Elementare deduzione, caro Watson

L'imposizione fiscale, in Italia, è la più alta d'Europa (si sa) e le sue ramificazioni, le interpretazioni possibili delle varie Leggi, scatenano dibattiti e polemiche infinite. La tassazione può essere diretta o indiretta in base a ciò che costituisce oggetto di calcolo (il patrimonio o il consumo). E anche questo si sa. Quello che si conosce meno o, meglio, che gli imprenditori pubblicizzano meno (e sbagliano) sono i costi occulti che in questi ultimi governi sono stati una vera e propria mannaia per ogni azienda. Allo scopo di non apparire vessatoria nei confronti dell'imprenditoria, la politica nostrana ha operato un sostanziale aumento dell'imposizione fiscale operando su ciò che a prima vista potrebbe apparire corollario della produzione. Ma che di fatto non lo è. Le spese che le imprese possono inserire a bilancio sono state diminuite o rimaneggiate variando il concetto di deducibilità o imponibilità. E' bastato variare le percentuali, un po' qua e un po' là, per ottenere significative nuove entrate erariali. Sto parlando dei costi per la telefonia, il trasporto, la salute, ecc. Oggi, qualunque compagnia telefonica riesce a fornire il proprio servizio ad un costo leggermente inferiore ai 20 euro ma se avete bisogno di un contratto business il prezzo raddoppia e più. La scusa principale non è il maggior onere da parte della ditta erogante (più telefonate e più efficienza nel servizio) ma proprio la possibilità di dedurre tale spesa. Peccato che questa possibilità sia continuamente menomata, Governo su Governo. Ad oggi, si possono dedurre solamente l'80% delle spese telefoniche e solamente se la linea è dedicata (ciò significa che i contratti devono essere per forza business e quindi... più costosi). Il servizio è migliore con una linea business? No ma tant'è. In Italia l'importante è pagare. Sempre. Altri costi occulti sono legati al trasporto. Le spese deducibili (carburanti, manutenzione e consumo) si dividono in numerose categorie in base alla tipologia del mezzo. Le cose cambiano se l'oggetto è un veicolo per trasporto merci, ad uso promiscuo, per i dipendenti. La detrazione è in tutti i casi solo parziale e continua a diminuire ad ogni riduzione delle tasse prospettata dai nostri super governi. Poi, ci sono le spese per la mensa fornita ai dipendenti, i costi di rappresentanza, bolli, assicurazioni, omaggi e manutenzione ordinaria di immobili, spese sanitarie, ecc. Per fortuna, però, #èlavoltabuona e le cose non potranno che cambiare. In peggio...

venerdì 27 marzo 2015

I soliti sospetti

Forse non tutti sanno che una delle norme più longeve del New Deal di Roosevelt, introdotta nel 1933 ai tempi della Grande Crisi, è il Glass-Steagall Act (prendendo il nome dai due relatori e promotori: il Senatore Carter Glass e il Deputato Henry B. Steagall) che istituì la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) negli Stati Uniti e attuò delle riforme bancarie, progettate per controllare la speculazione. Questa Legge, rivoluzionaria per l'epoca anche in virtù del fatto che è stata fortemente voluta da un acceso sostenitore e difensore del liberismo, sanciva la sostanziale separazione tra le banche commerciali, cioè quegli istituti di credito che raccoglievano denaro presso i risparmiatori per prestarlo e lucrare sulla differenza dei due tassi applicati, e le banche d’investimento, le quali investivano capitali in prodotti finanziari e offrivano consulenze. A partire dagli anni Ottanta, l'industria bancaria ha cercato di convincere il Congresso ad abrogare tale normativa. Ci riuscì nel 1999. Il Glass-Steagall Act fu abrogato. Molti commentatori sostengono apertamente che questa sia stata una delle cause della crisi. Il Congresso statunitense, a maggioranza repubblicana, approvò una nuova legge bancaria promossa dal Rappresentante (Jim Leach) e dal Senatore Phil Gramm. Venne promulgata il 12 novembre 1999 dal Presidente Bill Clinton e divenne universalmente nota con il nome di Gramm-Leach-Bliley Act. Questa nuova legge abrogava le disposizioni del Glass-Steagall Act del 1933, proprio nella parte che prevedeva la separazione tra attività bancaria tradizionale e quella di investment banking, lasciando inalterate le disposizioni che riguardavano la Federal Deposit Insurance Corporation. Poco importa, il peggio era stato compiuto. Perché questa normativa era così importante? L'obiettivo che Roosevelt aveva intenzione di raggiungere (e ci era riuscito) era quello di evitare che il fallimento dell'intermediario (la banca d'investimento) comportasse altresì il fallimento della banca tradizionale (quella che raccoglieva i risparmi dei cittadini). In questo modo, si impediva che l'economia reale (quella che produce beni e da lavoro) fosse direttamente esposta al pericolo di eventi negativi (dovuti prettamente ai rischi assunti dal mercato finanziario). Un altro risultato negativo che si è ottenuto con questa operazione è che le banche non svolgono più il loro compito precipuo e cioè quello di prestare del denaro. Esse lo ritengono (laddove gli Stati pongono dei limiti di usura) economicamente poco vantaggioso e preferiscono investire grosse cifre in altri tipi di operazioni finanziarie. Che sono, per la loro stessa natura, molto rischiose e azzardate. La crisi attuale è figlia legittima e riconosciuta proprio di questa scelleratezza nella scelta della filosofia politico-economica da applicare e dall'interessata miopia di chi ora detiene saldamente le redini del mercato globale. Altro che Nuovo Ordine Mondiale. Lo stato d'insolvenza nel mercato dei mutui subprime ha scatenato una crisi di liquidità che si è trasferita simultaneamente all'attività bancaria tradizionale. E da questa ai correntisti. Cioè, alla gente comune.

giovedì 5 marzo 2015

59 SFUMATURE DI GRIGIO

59. A tanto dovrebbe ammontare la rappresentanza parlamentare del Nuovo Centro Destra. La notizia che l'attuale Governo vada sotto in una votazione (visto quel che ha prodotto finora), anche se soltanto in Commissione Giustizia, non solo non mi provoca dolori intestinali ma addirittura mi auguro accada sempre più spesso. Siamo (ancora) in democrazia e bisogna metterlo in conto. Se questo significa essere un gufo allora voglio andare oltre: io sono persino Edvige, la civetta di Harry Potter. Tuttavia... se si segue l'attività politica occorre sempre prestare la massima attenzione ai "tuttavia"... l'oggetto della discussione in Commissione era il raddoppio dei termini per la prescrizione da applicare ai reati di corruzione. Volontà di PD, SEL e (quel che rimane di) Scelta Civica era quello di porre un freno a questo fenomeno negativo aumentando il periodo di "esistenza" del reato, cioè quello in cui gli inquirenti, giudici e magistrati, possono portare a termine il procedimento penale senza dover essere interrotti da quel "privilegio" o diritto che dir si voglia. Il giusto processo in tempi ragionevoli e la certezza della pena non devono far dimenticare che l'interesse dello Stato a perseguire tali reati (ed altri, penso a quelli di Mafia, ad esempio) non ha limiti di tempo (come avveniva nell'Atene classica e tuttora nei Paesi anglosassoni di fronte ad evidenza della prova). A mettersi di traverso è stata la costola destra della maggioranza renziana: l'NCD di Alfano. Usando lo stesso acronimo, invito le forze parlamentari a soccorrere la ex-maggioranza per superare (solo in questo caso) l'attimo di impasse: Non Ci Deludete.

giovedì 19 febbraio 2015

Chi m'ACCISA?


La domanda che in questo periodo gli italiani si pongono più incessantemente è questa: "perché se il prezzo del petrolio scende, quello della benzina rimane più o meno stabile (ed a gennaio aumenterà di nuovo)"? Il motivo è così semplice che quasi ci vergogniamo di doverlo spiegare in un articolo. Il segreto di questo beffardo meccanismo economico si chiama "accisa". In genere, le tasse e le imposte vengono calcolate su una base imponibile e dipendono da quest'ultima. Tranne le accise, appunto. Lo Stato ha deciso che per il prodotto "benzina" l'imposizione fiscale deve avere delle quote che rimangono fisse, qualunque cosa succeda. Ciò significa che per ogni litro di benzina venduto, qualunque sia il prezzo di vendita deciso dal produttore, il valore "costante" di questo balzello rimane invariato per sostenere spese anacronistiche o superate quali: 1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936; 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956; 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963; 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966; 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968; 99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976; 75 lire (0,0387 euro) per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980; 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983; 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996; 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005; 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009. da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011; 0,04 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011; 0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011; 0,082 euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011. 0,02 euro per far fronte al terremoto dell’Emilia del 2012. Dal 1999, anche le Regioni possono applicare autonomamente l’accisa a loro piacimento. L’ultimo rincaro è stato un aumento di 0,24 centesimi al litro per la benzina e 0,34 centesimi al litro sul gasolio. E c'è di più. In alcuni casi la cifra totale delle accise arriva a sfiorare l'Euro. Non pago, lo Stato ha ritenuto che l'IVA debba calcolarsi non sull'importo al netto delle tasse ma sul lordo. Ecco spiegato perché su ogni litro di benzina, l'Erario incamera una cifra che si avvicina al 75% del prezzo finale. E, naturalmente, questa scelta (totalmente folle e parassitaria) deprime ancor di più un'economia di mercato che trasporta su gomma quasi tutte le merci (o servizi) che vengono vendute, scambiate o erogate. Nella Legge di Stabilità, la cosa certa è sicuramente il prezzo della benzina. Parola di accise...